Riconoscimento facciale: come funziona, sicurezza e privacy
12 Lug 2018
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Riconoscimento facciale: come funziona, sicurezza e privacy

Ogni giorno incontriamo per la strada, nei mezzi pubblici, negli uffici centinaia, se non migliaia di persone. Ma le facce che ci restano impresse sono pochissime, a volte nessuna. E anche i volti delle persone che frequentiamo più assiduamente, riviste a distanza di anni, ci evocano qualcosa ma spesso non sappiamo associarle ad un nome o ad un contesto.

Su questo il cervello e la memoria umana non potranno mai raggiungere l’efficienza dell’intelligenza artificiale che, negli ultimi anni, è stata sempre più addestrata a riconoscere le facce delle persone, tracciando sul volto una griglia composta da 30mila punti e isolandone le caratteristiche uniche (distanza tra gli occhi, la forma degli zigomi, del naso, ecc.) e comparandole con un pressoché infinito archivio. In pratica possiamo dire che il vostro telefono non farebbe mai la gaffe di salutare una persona e chiedersi “dov’è che l’ho già visto?”

Ma quali utili risvolti può avere l’elaborazione di questa tecnologia che già è entrata nel nostro vivere comune? L’utilizzo più rilevante è quello legato alla sicurezza. Sicurezza dei nostri dati, sicurezza della nostra immagine e sicurezza nella nostra società.

Sicurezza dei dati

Ormai da qualche anno gli smartphone in commercio consentono agli utenti di sbloccare lo schermo con il riconoscimento facciale.
Questo permette certamente ad un adolescente di evitare che i genitori controllino le sue chat e ad un marito infedele che la moglie trovi tracce compromettenti nella galleria, ma non dimentichiamoci che nelle app del nostro telefono sono spesso memorizzati dati di carte di credito, dati personali e documenti importanti.
Da qui l’importanza di rendere accessibili solo a noi (o a “volti amici” memorizzati) i nostri dispositivi.

Ad integrare questa funzionalità già conosciuta c’è ora la possibilità di associare le password dei nostri vari account alla nostra faccia, per compilare i campi d’accesso con un semplice sguardo verso lo schermo.

Ecco come Apple, in una pubblicità di pochi giorni fa, espone in maniera divertente l’utilità del Face ID per ovviare al problema della password dimenticata, problema che affligge sul web migliaia di persone al giorno:

Sicurezza dell’immagine

È impossibile nel mondo digitale di oggi tenere traccia di tutto il materiale non gestito da noi ma che ci riguarda da vicino (pensate anche solo ad un cittadino veneziano in quante foto scattate da turisti è stato involontariamente immortalato).
Monitorare tutto ciò che ci raffigura può essere importante, soprattutto sui social, dove i contenuti fotografici pubblicati sono centinaia di milioni al giorno (300 milioni solo su Facebook, circa 136mila al minuto).
La società di Menlo Park ha messo a punto negli ultimi mesi il riconoscimento facciale sulle foto caricate da altri utenti che ci ritraggono (opzione che è possibile attivare e disattivare dal proprio profilo), dopo averlo testato e messo da parte nel 2012.

Questo il messaggio di Mark Zuckerberg agli utenti:

"Se attivi questa impostazione, useremo la tecnologia di riconoscimento facciale per capire quando potresti essere presente nelle foto, nei video e nella fotocamera per proteggerti dagli sconosciuti che usano le tue foto, trovare le immagini in cui sei presente ma non ti hanno taggato, comunicare alle persone con disabilità visive chi è presente nella foto o nel video e suggerire alle persone chi potrebbero voler taggare".

Quando si parla di intelligenza artificiale, intendiamo il linea generale una serie di cambiamenti ancora in fase di ideazione. Il mio consiglio, perciò, è quello di iniziare ad avvicinarvi a questo mondo assicurandovi prima di possedere le tecnologie giuste per essere implementate con gli strumenti artificiali non appena saranno disponibili.

Sicurezza nella società

Sempre nel limbo tra sicurezza e violazione della privacy si muove anche la ricerca che sta avvicinando la tecnologia del riconoscimento facciale all’attività della polizia per garantire la sicurezza nelle nostre città. Scordiamoci tecnologie come quelle di CSI in cui immagini prese da videocamere di sorveglianza di bassissima qualità vengono ingrandite a dismisura per identificare il sospettato grazie ai lineamenti del viso; al momento la situazione è ancora allo stato embrionale.

La polizia di Londra, per esempio, sollecitata da pressioni di organizzazioni non-profit, ha interrotto l’utilizzo di un software di riconoscimento facciale che funzionava con un tasso di errore del 98% (tasso di errore, non di precisione). Di mezzo c’è come sempre la privacy dei comuni cittadini, costretti a vedersi costantemente monitorati durante la vita di tutti i giorni.

Anche il colosso Amazon ha dovuto sospendere la vendita alle forze dell’ordine del programma Rekognition, un software che non solo può tracciare le persone, ma anche rilevare, a detta della stessa Amazon, “fino a 100 volti in foto affollate”, oltre a targhe acquisite da telecamere del traffico.
Secondo oltre due dozzine di organizzazioni per i diritti civili il sistema potrebbe potenzialmente intrappolare molti cittadini ordinari, piuttosto che essere limitato solo a persone che commettono crimini.

La soluzione potrebbe essere quella di far firmare una liberatoria a tutti i ricercati.

Letto 36 volte Ultima modifica il Giovedì, 12 Luglio 2018 10:28

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